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Vi ricordate come eravamo?

Oggi per noi è un giorno speciale: Fabrique compie 3 anni! Mettetevi comode, stiamo per sfogliare l’album dei ricordi.

Vi ricordate Tresanda del Territorio? Tresanda del Territorio è stato il primo Fabrique. Per chi non lo sapesse, Tresanda del Territorio è una traversa di via Gramsci, uno di quei vicoli dove è impossibile passare per caso.

Nel nostro primo negozio l’arredamento è un’accozzaglia di mobili di recupero, tutti pitturati di bianco con le nostre mani (forse per farli sembrare meno accozzaglia) e fa sempre freddo. Dopo varie esperienze di condivisione dello spazio, ci ritroviamo sole e la cosa non ci dispiace affatto.

Questa è stata la nostra prima vetrina: eravamo così emozionate che l’ abbiamo fotografata senza nemmeno spostare la scala.

Tresanda del Territorio è divertente perché è un perenne “lavori in corso” e la disposizione dei mobili cambia una decina di volte. A un certo punto riusciamo a guadagnarci un’appenderia dell’Ikea e ci sentiamo proprio un “vero negozio”.

Con una gran paura iniziamo i primi corsi di cucito: che strano sentirsi chiamare “maestra”! Fabrique diventa timidamente quello che avevamo sempre sperato: un intreccio di voci, chiacchiere e passione.

La direzione non è molto chiara, ma questo sta diventando un bel viaggio: nell’estate del 2015 presentiamo la nostra prima collezione in un mare di barchette di carta.

Il tutto sotto lo sguardo vigile e attento della nostra vecchia macchina da cucire, compagna di mille avventure.

Arriva l’estate e i corsi non si fermano mai. Tresanda del Territorio inizia a starci stretta. Un giorno ci accorgiamo di un posticino sfitto in zona Piazza Vittoria. Sono due stanze, neanche troppo grandi ma centrali quanto basta, proprio di fronte alla pescheria Lazzaroni. Con il nostro proverbiale tempismo troviamo l’agenzia immobiliare chiusa per ferie e ci logoriamo con mille congetture su affitto e probabile olezzo di pesce nel vicolo, ma siamo già innamorate e non ci ferma nulla.

Ciao, via Dandolo!  

In poco meno di tre settimane traslochiamo, e, con le macchine industriali issate su un carrello, ci trasciniamo avanti e indietro per via Gramsci, sotto gli sguardi sbigottiti dei passanti.

Il 26 settembre arriva l’inaugurazione e capiamo che gonfiare un centinaio di palloncini è quasi peggio di un trasloco. 

Lo stesso giorno presentiamo la seconda collezione e facciamo amicizia con il vicinato. Avere dei vicini ci sembra una cosa incredibile perché in Tresanda del Territorio eravamo sole.

 

E in via Dandolo prendiamo la nostra prima decisione importante: da Fabrique ci dovranno sempre essere sempre delle caramelle.

I corsi continuano: facciamo corsi il martedì, il mercoledì e il giovedì e, a fine ottobre aggiungiamo anche il sabato mattina. Ogni mese dobbiamo dire di no a qualche aspirante sartina, dispiace a noi e dispiace anche a loro.

In via Dandolo non c’è il magazzino e, mentre cerchiamo di progettare un sistema di scaffalature tanto incredibile quanto irreale, scopriamo che c’è uno negozio sfitto all’inizio di Corso Mameli.

Ora sono dieci mesi che siamo in Corso Mameli e, finalmente, abbiamo trovato pace.

Pensieri sparsi:

  • di solito quando dobbiamo indicare una situazione un po’ arrabattata diciamo “stile Tresanda del Territorio”
  • i signori della Pescheria ci mancano moltissimo
  • qualche giorno fa abbiamo adottato un gatto e lo abbiamo chiamato Martino perché a Brescia, quando si trasloca, si dice “fare S. Martino”
  • le caramelle da Fabrique non finiranno mai.

 

 

 

 

 

 

 

 

DIY orecchini pom-pom

Che Natale sarebbe senza un progetto handmade? Il DIY di oggi è facile, veloce e a costo zero, ed è il nostro regalo per tutte voi.

Gli ingredienti per i vostri nuovi orecchini pom-pom sono solo tre: un paio di orecchini a cerchio di quelli che avrete sicuramente comprato almeno una volta nella vita, gomitoli di lana dei vostri colori preferiti e due ciambelle di cartoncino di 7 cm di diametro.

Dopo aver creato le vostre ciambelle, avvolgetele con il filo di lana: noi abbiamo scelto questo verde per restare in tema, ma potete sperimentare alternando o sovrapponendo colori diversi

 

Una volta ricoperta tutta la ciambella con uno spesso strato di lana, tagliate lungo tutto l’esterno, separate le due ciambelle di 1 cm circa e legatele con un filo e un nodo ben saldo.

Togliete i dischi e sistemate il pom-pom, pareggiando i filo con un paio di forbici; poi fatelo passare nel primo dei vostri orecchini. Ora che siete professioniste, realizzate un altro pom-pom identico per il secondo orecchino.

Et voilà, in pochi  minuti avete creato un accessorio handmade, unico e perfetto anche come idea regalo per le vostre amiche!

Ecco le ultime due indicazioni che vogliamo lasciarvi:

1- gli alberi di Natale, di solito, sono permalosi perciò non stupitevi se il vostro non vi parla più: ora siete addobbate meglio di lui.

2- la pom-pom mania è  molto contagiosa, dopo questo progetto non riuscirete più a smettere.

Siete contente? Non vediamo l’ora di sapere cos’avete combinato, quindi, come sempre, stupiteci con le vostre foto!

 

Buon Natale handmade

Elena e Francesca

Queste cose sono successe davvero

Queste cose sono successe davvero, ed è pazzesco. Da gennaio 2015 ad oggi le nostre sartine sono state 124.

124 donne, perchè gli uomini si fanno ancora desiderare. 124 donne  che hanno sorriso e mangiato caramelle gommose insieme a noi.

Ci siamo raccontate, vi siete raccontate e abbiamo sfatato insieme il mito “non ho manualità”. Abbiamo adattato il modello per chi si è iscritta e poi si è presentata col pancione e fatto brainstorming per scegliere l’adatta colonna sonora, tra gruppi di migliori amiche, madri e figlie, colleghe, vicine di casa, o splendide perfette sconosciute.

Tutte e 124 hanno fatto almeno un  lavoro, anzi quasi tutte, quasi due: facendo un rapido calcolo, e arrotondando  per difetto, diciamo di aver cucito insieme 220 capi?

Se almeno uno, tra questi 220 , è la bandiera che sventolate sicure e fiere, crediamo di essere sulla strada giusta.

 

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Nelle grandi catene del Fast Fashion, è facile trovare abiti a buonissimo mercato, perchè il loro vero prezzo lo ha pagato qualcun altro in termini di sfruttamento. Se almeno uno, tra questi 22o, vi ha evitato o vi eviterà di acquistare Fast Fashion in futuro, crediamo di essere sulla strada giusta.

Il cuore che avete messo nella vostra prima creazione vi ha reso madri orgogliose, fino a comprendere  il sacrificio dietro ogni orlo: se almeno uno di questi 200 sa raccontare questa storia, siamo decisamente sulla strada giusta.

 

 

 

PICCOLO É BELLO

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Piccolo è bello e forse è anche meglio, per 3 buone ragioni più una: questa è una doverosa parentesi sulla nostra filosofia, su come lavoriamo, come pensiamo e come abbiamo costruito Fabrique Handmade.

1) La nostra , dall’atmosfera al ciclo di produzione, è un’esperienza familiare: ci piace pensare che questo carattere sia visibile in ogni dettaglio, e che avvicinarsi a noi sia come andare a bere un the da un’amica, anzi due!

2) Less is more! La nostra è una piccola produzione, e piccola vuole rimanere: solo così possiamo concentraci a pieno e dare ad ogni dettaglio la cura che merita. I nostri capi sono concepiti interamente in laboratoro e cuciti a mano con le nostre mani e il nostro ciclo di produzione è sostenibile, ad impatto zero dall’inizio alla fine: dai materiali  al nostro packaging,  fatto con materiale riciclato.

3) Piccola è anche la nostra Scuola di Cucito, sono quattro posti per volta, si riempiono in fretta e ci piacerebbe accontentarvi sempre! Ma solo con corsi così ristretti, da gennaio 2015, siamo riuscite a seguire più di 50 aspiranti sartine, accompagnandole tutte per mano alla relizzazione del primo capo handmade. Se avete pazienza, aspettateci e troveremo un posto per voi!

4) In questi anni una cosa l’abbiamo imparata: la passione è una cosa grande. Tre anni fa eravamo a cucire cose a caso in uno spazio condiviso che era una specie di magazzino e non lo facevamo per una ragione particolare ma solo per passione, da ieri a oggi sono cambiate molte cose tranne una, provate a indovinare qual’è…

FABRIQUE AVANT FABRIQUE

Quella del 7 gennaio è stata una data importante e il nostro primo giorno ufficiale, ma prima?

Non siamo sempre state così, ma siamo sempre state qui, nella nostra piccola casa.
2011: Elena trova un appartamento al terzo piano di questo palazzo, Fabrique non si chiama Fabrique, ed è un mucchio dimenticato di calcinacci e polvere, in un vicolo con un nome strano. “Tresanda del Territorio”.
“Tresanda” significa, letteralmente, “viottolo, stretto passaggio”, il luogo ideale per aprirci un negozio, insomma.
Ogni giorno Elena esce di casa per andare al lavoro, ogni giorno il mucchio dimenticato resta muto a piano terra, passa il tempo e crescono i calcinacci, passa il tempo e si accumula polvere.
Ogni tanto una sbirciata dentro, con molta immaginazione.
L’inspiegabile.
Non so ancora come Elena abbia convinto la nostra padrona di casa, non so nemmeno in che giorno le sia esattamente venuto in mente, ma so che è successo e che da lì in poi avremmo avuto una casa.
Una seconda casa in cui avere una scrivania, una macchina da cucire e delle scatole ammassate con i nostri tessuti: per noi era già il massimo.
Con poche pretese abbiamo riunito amici con le nostre stesse intenzioni ed è iniziato tutto, senza troppi progetti, senza troppe finanze e con un nome ridicolo.
Riciclate le tende della zia per coprire le vetrine, dimenticato il riscaldamento e acquistatate in colorificio delle tinte in offerta per le pareti (un lilla e un ottanio, che avrei preferito prendere un pugno in un occhio), abbiamo iniziato.
Era tutto giusto e in qualche modo aveva un senso.
Così passano i mesi, cambiano gli amici in condivisione, e si alternano diverse esperienze, le pareti almeno si sbiancano, e ogni giorno impariamo qualcosa.
Ognuno di loro ci ha fatto un regalo, anche senza volerlo, se ora siamo così.
Tutti i giorni siamo cresciute, e tante risposte sono arrivate da sole, senza fretta.
Anche oggi ci dividiamo ancora tra Fabrique e un’altro lavoro, ma almeno siamo sicure che la passione abiti qui!
Quando ci viene chiesto di motivare alcune scelte, di spiegare il nostro stile e la nostra immagine non abbiamo mai molto da dire.
In effetti tutto si spiega da solo e si spiega con noi, perché sarebbe come dover spiegare come mai hai un gatto e non un cane o perché non ti piace il gelato al pistacchio mentre piace a tutti.
Non ho un gatto, ne ho due e tendo ad odiare il gelato al pistacchio perché sono fatta così.
Tutto quello che vedete, infilandoci una buona parte di disordine, è così per questi motivi, ed è così per noi.
Speriamo che vi piaccia.