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LA COLLEZIONE

A meno che non si tratti di quella di francobolli, fino ad oggi, non avevamo mai partecipato ad una “Collezione” come si deve.

Spring/Summer 2015 è stata la prima.

Cucivamo in marchio separato, ed era importante più il rapporto di simpatia con una forma o con un tessuto, della vera e propria progettualità.

Così, con qualche accordo di tema coloristico, riuscivamo ad ottenere un risultato gradevole con la piena libertà di azione individuale.

E con la piena confusione anche.

La gestione di un marchio, in senso più esteso, richiede principalmente due giganteschi presupposti: identità e coerenza.

Senza un concetto di fondo, senza una base forte, è piuttosto difficile restarvi fedeli.

Meno siamo fedeli alla nostra idea, meno ne siamo convinti, meno possiamo convincere qualcun altro che sia buona.

Abbiamo passato tanti pomeriggi, forse mesi, a Fabrique, senza sapere esattamente come sarebbe andata, finché la volontà non è diventata così forte da darsi come risposta.

Allora è nata una collezione, questa collezione.

Avviciniamoci.

L’incipit, di solito, è qualche pensiero sconclusionato che si avvicina a un concetto, che si avvicina a un’immagine, che si avvicina a un’atmosfera.

Camminiamo a testa alta.

Potrebbero essere ispirazioni nate da qualunque contesto, ed è fondamentale essere ricettivi, se camminiamo a testa bassa non vedremo nulla.

Dal primo calderone in cui si fa bollire il tutto, vengono scremate le peggio cose, si tiene ciò che ha un senso e gli si dona una collocazione, materiale o ideale che sia, perché tutto potrebbe servire!

Forma.

L’ispirazione qualunque essa sia, si collega (anche inconsapevolmente) a qualcosa, che conduce alla forma.

Tutti gli studi e tutto ciò che abbiamo visto fino ad ora, diventano segni su carta che, nella migliore delle ipotesi, restano tali e non si trasformano in palline nel cestino.

Per le palline nel cestino, invece, la sentenza è di condanna definitiva e non c’è più nulla da fare.

Sostanza.

Ispirazione+disegno su carta+autocompiacimento+strette di mano+ cinque altissimi= ce l’abbiamo fatta!

Tutto quello che abbiamo pensato è pronto per essere tradotto in modello.

La modellistica é un’arte.

Per raggiungere il miglior risultato possibile, un modellista necessita della perfetta conoscenza delle tecniche geometriche per la realizzazione dei tagli, con le procedure più appropriate per ottenere il miglior risultato nel minor tempo possibile.

In casa Fabrique succede anche questo, solo in un modo un pochino meno idilliaco.

 

Consigli per gli acquisti.

Detto questo forse siamo a metà dell’opera, con i modelli appena usciti dal forno, con una cartella colori e con parecchi appunti, andiamo a fare acquisti.

Questa è la ricerca tessuti, una corsa a trovare ciò che maggiormente si avvicini a quello che abbiamo in testa.

Come se fosse facile.

Taglio e cucito.

Così tutto ciò che abbiamo pensato, amato e voluto più di ogni altra cosa è quasi diventato vero.

Abbiamo i tessuti, abbiamo i modelli, abbiamo stabilito modalità e varianti, non ci resta che iniziare.

Taglia e cuci, taglia e cuci, taglia e cuci

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FABRIQUE AVANT FABRIQUE

Quella del 7 gennaio è stata una data importante e il nostro primo giorno ufficiale, ma prima?

Non siamo sempre state così, ma siamo sempre state qui, nella nostra piccola casa.
2011: Elena trova un appartamento al terzo piano di questo palazzo, Fabrique non si chiama Fabrique, ed è un mucchio dimenticato di calcinacci e polvere, in un vicolo con un nome strano. “Tresanda del Territorio”.
“Tresanda” significa, letteralmente, “viottolo, stretto passaggio”, il luogo ideale per aprirci un negozio, insomma.
Ogni giorno Elena esce di casa per andare al lavoro, ogni giorno il mucchio dimenticato resta muto a piano terra, passa il tempo e crescono i calcinacci, passa il tempo e si accumula polvere.
Ogni tanto una sbirciata dentro, con molta immaginazione.
L’inspiegabile.
Non so ancora come Elena abbia convinto la nostra padrona di casa, non so nemmeno in che giorno le sia esattamente venuto in mente, ma so che è successo e che da lì in poi avremmo avuto una casa.
Una seconda casa in cui avere una scrivania, una macchina da cucire e delle scatole ammassate con i nostri tessuti: per noi era già il massimo.
Con poche pretese abbiamo riunito amici con le nostre stesse intenzioni ed è iniziato tutto, senza troppi progetti, senza troppe finanze e con un nome ridicolo.
Riciclate le tende della zia per coprire le vetrine, dimenticato il riscaldamento e acquistatate in colorificio delle tinte in offerta per le pareti (un lilla e un ottanio, che avrei preferito prendere un pugno in un occhio), abbiamo iniziato.
Era tutto giusto e in qualche modo aveva un senso.
Così passano i mesi, cambiano gli amici in condivisione, e si alternano diverse esperienze, le pareti almeno si sbiancano, e ogni giorno impariamo qualcosa.
Ognuno di loro ci ha fatto un regalo, anche senza volerlo, se ora siamo così.
Tutti i giorni siamo cresciute, e tante risposte sono arrivate da sole, senza fretta.
Anche oggi ci dividiamo ancora tra Fabrique e un’altro lavoro, ma almeno siamo sicure che la passione abiti qui!
Quando ci viene chiesto di motivare alcune scelte, di spiegare il nostro stile e la nostra immagine non abbiamo mai molto da dire.
In effetti tutto si spiega da solo e si spiega con noi, perché sarebbe come dover spiegare come mai hai un gatto e non un cane o perché non ti piace il gelato al pistacchio mentre piace a tutti.
Non ho un gatto, ne ho due e tendo ad odiare il gelato al pistacchio perché sono fatta così.
Tutto quello che vedete, infilandoci una buona parte di disordine, è così per questi motivi, ed è così per noi.
Speriamo che vi piaccia.