Tag: handmade
Tutto compreso nel prezzo
Tutto compeso nel prezzo.
Il crollo del Rana Plaza (<– se avete tempo, guardatevi questo) è considerato il più grave cedimento accidentale nella storia umana moderna, oltre che il più grave incidente avvenuto in uno stabilimento tessile.
I Fatti
Il 24 aprile 2013, un imponente edificio di otto piani, nel distretto di Dacca (Bangladesh), crolla. Di otto piani, ne rimarrà in piedi solo uno, a malapena.
Rana Plaza contiene fabbriche d’abbigliamento, negozi, appartamenti, e addirittura una banca. Il giorno precedente, complici le crepe strutturali, gli esercizi ai piani inferiori vengono chiusi, ma ai piani superiori il divieto viene ignorato, e i lavoratori del tessile procedono nelle normali occupazioni. Nella mattinata del 24 aprile, nelle ore più intense, il Rana Plaza crolla.
Le operazioni di soccorso saranno concluse solo a metà maggio, con il drammatico bilancio di 1129 vittime e 2500 feriti.
Mohammed Sohel Rana, il giovane imprenditore proprietario del palazzo con contatti nella Awami League (gli stessi contatti che gli avrebbero permesso la serena costruzione di un edificio totalmente inadeguato), viene arrestato pochi giorni dopo al confine con l’India, mentre tenta di fuggire.
Il Bangladesh non è un caso: negli ultimi anni il Bangladesh è diventato il secondo esportatore mondiale di abbigliamento (dopo la Cina): con un giro d’affari di circa 20 miliardi di dollari e un altissimo tasso di crescita, questa è l’unica grande industria del paese.
Ma il Bangladesh è anche un paese sovraffollato, soggetto a inondazioni, e con difficili approvvigionamenti di energia: soddisfare tutta questa richiesta significa, in molti casi, ricorrere a rischiose soluzioni, come costruzioni verticali, rischio di cortocircuiti elettrici, filiere congestionate e un sistema di sicurezza praticamente inesistente.
Le catene “fast fashion” come Gap e H&M esigono processi produttivi folli: gli ordini richiedono di subappaltare a diversi produttori attraverso processi complessi e poco trasparenti.
Un esempio?
La spagnola Inditex (Zara, Bershka, Pull and Bear tra i suoi marchi) riesce in due settimane a ideare un nuovo capo, produrlo e venderlo in 4.600 negozi nel mondo.
Un altro esempio? Nel novembre 2012, i 122 morti nell’incendio di Ashulia facevano straordinari per rispondere alla sovrapproduzione prenatalizia richiesta nei Paesi occidentali.
In sostanza il Fast Fashion sarà anche “a buon mercato”, ma non è sicuramente un buon mercato: perchè qualcuno, da qualche parte, ne sta pagando il prezzo.
Cosa possiamo fare? Porci più domande, cercare delle risposte, acquistare meno, e farlo meglio: da “brand sicuri”, con un percorso più trasparente.
Ma anche non acquistare, e provare ad iniziare a creare. In qualsiasi modo.
Essere consapevoli è solo il primo, piccolo passo.
Vuoi saperne di più? Vuoi dirci la tua? Non sai proprio da che parte iniziare? O vuoi solo dirci ciao? Contattaci!
5 trend dell’ estate 2016 mentre sono in pigiama
5 trend dell’estate 2016 è meglio raccontarli nel modo più onesto possibile: in pigiama e con un’acconciatura da terza media.
Probabilmente, su 5 trend non ne seguiremo nemmeno uno, ma, a quanto pare è giusto saperli, e poi è bello fare cose utili mentre si è in pigiama.
Utili, soprattutto.
Numero 1 di 5 :
Pink!
Il rosa, in tutte le sfumature possibili ci dice che siamo Pretty in Pink, quindi, se tutti stanno dicendo la verità, per una volta potrò vestirmi come una meringa ed essere socialmente accettata in mezzo ad altre meringhe.
Numero 2 di 5.
Ruches, balze.
Ho imparato a cucire da bambina, con la nonna nelle giornate di pioggia, e da subito ho appreso due cose importantissime:
- che erano appena finiti gli anni Ottanta e che questo significava immancabilmente ruches
- che non può piovere per sempre
Un caloroso bentornato!
Numero 3 di 5
Crazy Patterns.
Il senso di soddisfazione di indossare qualcosa che non porterebbe nessuno.
Libero sfogo all’estro, con buona pace dell’amica bacchettona che non lo farebbe mai. Mentre ci godiamo la scena del giudizio altrui, io quasi quasi, taglierei anche un paio di rami secchi.
Numero 4 di 5.
Stripes!
Le grandi righe, orizzontali o verticali che siano, ci ricordano che torna di moda il carcere. Che poi è il sogno della mia vita perchè ho un sacco di libri indietro da leggere, quindi fatemelo almeno credere.
Numero 5 di 5.
Flamenco.
Qualunque cosa significi, Flamenco! Probabilmente vorrà dire “copritevi di balze e pois e iniziate a roteare”, ma io preferisco che sia un semplice invito alla disinvoltura.
Chi conosce da vicino il mondo Fabrique sa che sono una fan accanita delle frasi motivazionali da appendere al muro. Non ne seguo neanche una, in realtà, ma questa mi è rimasta in testa, e credo anche che sia vera: self confidence is the best outfit, rock it and own it!
www.republiquefabrique.com
www.facebook.com/fabriqueriecreative
Chi ci crediamo di essere
Chi ci crediamo di essere? Da Fabrique crediamo di essere una piccola sartoria indipendente. E in effetti lo siamo.
Crediamo di essere due persone che amano l’attenzione al dettaglio. Crediamo di essere due persone che amano la spontaneità, perchè parliamo parecchio ma non ci piace essere ripetitive.
Non abbiamo segreti!
Lo spazio è uno show-room con laboratorio a vista dove potete facilmente intuire tutta la nostra passione, e il nostro disordine anche!
Ogni capo Fabrique è interamente realizzato da noi in laboratorio, privilegiando una materia prima che sia il più naturale possibile.
Questo lo facciamo per una produzione sostenibile e perché ci piace pensare che indossare una nostra creazione sia un’esperienza familiare:
Quante volte potete ricordare il volto di chi ha cucito i vostri abiti? E in quanti negozi potete far andare le mani?
Fabrique promuove e incoraggia la cultura del fare: per questo abbiamo deciso di aprire il nostro spazio a corsi di cucito.
La nostra sfida è trasmettervi la nostra passione.
Ma dove sta la fregatura?
La fregatura è che in una nostra collezione ci sono circa quindici modelli, e che per ogni modello proponiamo solo un paio di varianti colore.
La fregatura è che per avere un colore diverso da quelli che vedi dovrai aspettare qualche giorno.
La fregatura è che ci sforziamo, in ogni modo, di stampare i tessuti a mano, e potreste trovare qualche sbavatura ogni tanto.
La fregatura è che una nostra t-shirt non può costare come due aperitivi.
Nessuna t-shirt, in verità, dovrebbe costare come due aperitivi.
Essere qualcosa che corrisponda a ciò in cui crediamo.
Questo è quello che ci crediamo di essere.
Elena/Francesca
Fabrique Handmade
Istruzioni per il lavaggio dei capi Handmade
Una piccola guida con alcune semplici istruzioni di lavaggio per i vostri capi handmade. D’ora in avanti il lavaggio di capi handmade non sarà più un segreto, ma dovete fare attenzione: è frequente che, nel nostro settore, si preferiscano, per ragioni etiche o di sostenibilità, materie prime del tutto naturali o poco trattate, e quindi più delicate, che mal sopporterebbero un lavaggio troppo violento.
Ecco alcuni accorgimenti perché i vostri capi preferiti non vi abbandonino mai…sembrerà strano, ma a volte le istruzioni sull’etichetta da sole non bastano!
Prima di iniziare, un piccolo promemoria : dividete sempre il bucato a seconda dei colori, nero con nero, bianco con bianco e colorati con colorati. Se avete il sospetto che un capo stinga (a volte i capi artigianali, o nuovi in generale, presentano un eccesso di colore che si perde con i primi lavaggi), inumiditelo e stiratelo su un panno di cotone bianco, lo noterete subito.
Non tutti i tessuti sono uguali, se volete che i vostri capi handmade preferiti vi facciano compagnia ancora per molte stagioni, dovete conoscerli e rispettare queste piccole regole.
La SETA è la fibra naturale più delicata in assoluto: il lavaggio va effettuato a mano in acqua e sapone, preferibilmente fredda o appena tiepida. Il risciacquo è rigorosamente a freddo, con qualche goccia d’aceto o un cucchiaino di zucchero. L’asciugatura dev’essere il più dolce possibile: evitate di strizzare il capo e stendetelo ben dritto su una gruccia senza mai esporlo alla luce diretta del sole, potrebbe ingiallire! Non avete finito di leggere la frase e l’avete esposto al sole? Lasciatelo in ammollo in 3/4 di acqua fredda, 1 goccia di ammoniaca e 1/4 di acqua ossigenata.
LINO e COTONE sono meno delicati, ma meritano comunque un certo rispetto. I capi in lino e cotone vanno smacchiati a mano e il lavaggio in lavatrice dev’essere sempre inferiore ai 50°, si tratta di fibre naturali e un lavaggio più intenso rischierebbe di comprometterne il colore. L‘asciugatura è sconsigliata a luce diretta del sole o in asciugatrice, che potrebbero comportare restringimento.
La LANA è delicatissima, non va mai bollita né lavata con prodotti a base di cloro. Il lavaggio a mano è raccomandato ( senza ammollo e in acqua e ammorbidente a temperatura inferiore ai 30°C), ma, se siete temerarie, è possibile anche lavarla in lavatrice. Dopo aver assorbito l’acqua in eccesso con un panno, senza mai torcere il capo, poniamolo su un panno asciutto per l’asciugatura.
La VISCOSA e le fibre artificiali in genere hanno un carattere meno sensibile, ma sconsigliamo il lavaggio oltre i 50° e l’asciugatura in asciugatrice.
In bocca al lupo, belle lavanderine!





